Lo shampoo adatto ai bambini

Per pulire la testa dei neonati l’ideale è un olio a base di estratti naturali, per esempio di mandorle o di avena. Questi prodotti possono essere usati anche ogni giorno passando semplicemente un batuffolo di cotone imbevuto su tutto il capo. A un anno di età, ma’anche prima, si può iniziare a lavare i capelli con uno shampoo delicato. In com­mercio ne esistono parecchi tipi che non contengono alcuna sostanza chimica; in ogni caso, però, uno shampoo con ph compreso tra 5,5 e 6,5 che contenga pochi tensioattivi, va benissimo per i più piccoli. Man mano che il bambino cresce potrà lavare i capelli con maggior frequenza, naturalmente tenendo conto delle proprie esigenze di vita. Durante l’adole­scenza, poi, si potrà decidere qual è lo shampoo più indicato in base al tipo di capelli: se si può continua­re con quello delicato o è arrivato il momento di alternarlo con uno specifico indicato dal medico.

 

I capelli dei bambini

Quando vengono al mondo, i bambini hanno in testa una specie di lanugine fatta di capelli molto sot­tili. Spesso nascono addirittura pelati. Questa situa­zione cambia presto. A 2 o 3 mesi di vita iniziano già le prime modificazioni: i capelli cadono tutti insieme.  Si tratta di un fenomeno normale. La lanugine che ricopriva il capo del neonato lascerà presto il posto a capelli veri e propri. Spesso a un anno, un anno e mezzo, i piccoli hanno già chiome folte, piuttosto robuste e i capelli hanno già raggiunto una confor­mazione pressoché definitiva. Altri hanno ancora la testa nuda o quasi. I ritardi, anche di 6 mesi, che si verificano in alcuni bambini, non devono preoccupa­re.

La crescita può essere più lenta per alcuni e più veloce per altri, ma prima o poi la testa calva scom­pare. Se però i capelli non sono ancora cresciuti quando il bambino compie i 2 anni, è arrivato il momento di allarmarsi. In questo caso si tratta di una vera e propria malattia che richiede le cure del der­matologo.

Nella prima infanzia i bambini hanno capelli parti­colarmente belli e resistenti perché sono ancora lon­tani i primi sconvolgimenti ormonali, responsabili dei guai ai capelli. Le ghiandole sebacee producono sebo (grasso) in quantità limitata e ciò permette di lavare i capelli miche solo una volta la settimana. E’ vero però che alcuni bebè producono un sebo piutto­sto maleodorante. Qualche volta il cattivo odore compare a breve distanza dal lavaggio. Tutto dipende dalla composizione del sebo, elemento questo non modificabile. Il solo rimedio consiste in lavaggi più frequenti e, se proprio si vuole, in applicazioni di lozioni di alcol canforato che si acquista in qualsiasi farmacia. Questo periodo di benessere per le chiome dura fino ai f0 anni, dopo di che i capelli cominciano a cambiare ulteriormente. Non sono più lucidi come fili di seta, si sporcano facilmente e vanno curati di più. E’ proprio durante la pubertà che aumenta la produzione di sebo e i capelli improvvisamente di­ventano più grassi. A questa età anche la forfora può cominciare a dare qualche problema. Arriva insom­ma il momento di trattare le chiome con vere e pro­prie cure cosmetiche.

Intorno ai 16 anni la produzione di sebo aumenta ancora e, quel che è peggio, talvolta si può notare un iniziale diradamento o l’assottigliamento del fusto. Fortunatamente i casi di diradamento così precoci sono rari. Nella stragrande maggioranza dei casi, la calvizie inizia a manifestarsi dopo i 20 anni. Ma la prima visita di controllo andrebbe comunque fatta intorno ai 15 anni per assicurarsi. Una chioma fluente in futuro. Il dermatologo può mettere in atto tutte le strategie per risolvere sul nascere, o per lo meno contenere, i primi problemi dei capelli.

I capelli invecchiano

Proprio come la cute, anche sui capelli si fanno vedere gli effetti del tempo. Non solo perdono il colo­re, ma cadono anche con maggiore frequenza, si riduce il diametro dei fusti, la crescita diminuisce, non tengono la piega, e tutto ciò riguarda anche le persone che non hanno mai avuto problemi di calvi­zie. Con il tricogramma, cioè l’esame dei capelli e dei bulbi attraverso il microscopio, si è accertato che la fase in cui il bulbo interrompe la sua attività diventa più lunga man mano che l’età avanza. Dopo i 40 anni, infatti, questo processo coinvolge un numero sempre maggiore di bulbi. Anche la produzione di sebo diminuisce in maniera sensibile.

Di solito per mascherare l’invecchiamento dei capelli si ricorre a trattamenti estetici (permanente, tintura, impacchi, maschere trattanti). In realtà, la strada più sicura per prevenire e ridurre l’invecchia­mento delle chiome è sottoporsi, a partire dai 40 anni, a cicli di cure anti-età sotto controllo medico. Da alcuni anni sono stati infatti individuati principi attivi in grado di ritardare la caduta e la perdita di volume tipici dell’età. Localmente hanno dimostrato la loro validità soprattutto lozioni a base di acido reti­noico, acido azelaico, enzimi anti radicali liberi. Anche il selenio preso per bocca ha dimostrato una certa efficacia. Ma perché queste cure diano buoni risultati devono essere ripetute costantemente e sem­pre sotto il controllo del dermatologo.

La forfora

La forfora colpisce qualsiasi tipo di capel­lo: grasso, secco o normale, ma ha una certa pre­ferenza per i capelli degli uomini. Interessa oltre il 40 per cento della popolazione di età tra i 16 e i 40 anni. Durante l’adolescenza la forfora fa comunemente la sua prima comparsa come conseguenza dei normali flussi ormonali. Può comunque ripetersi nel corso della vita facendo la sua comparsa principalmente d’inverno e in primavera. Non è in sé una malattia, ma un’alterazio­ne della fisiologia del cuoio capelluto dovuta generalmente a fattori costituzio­nali e legata anche a situazioni di stress psicologico.

Liberarsi non è sempre facile. In­nanzitutto, bisogna individuarne le cause specifiche della forfora e analizzare se veramente si tratta di questo problema. La forfora si pre­senta sempre con scaglie finissime e puntiformi, è sempre limitato al cuoio capelluto. La fine polvere bianca che si vede è il prodotto finale del ricambio troppo veloce delle cellule cutanee che di­ventano visibili. Queste non vanno confuse con quelle della dermatite seborroi­ca.

La psoriasi è una malattia della pelle che pro­duce squame simili a forma stratificata e lamellare e può essere confusa con là forfora.

Le ultime ricerche mediche hanno evidenziato la compo­nente costituzionale del problema. E’ stata invece ridimensionata la teoria che attribuiva la formazione della forfora all’azione di un fungo che è un ospite abituale della pelle: il pytirosporum ovalis. Questo fungo si nutre della cheratina che si stacca durante il processo di ricambio delle cellule. Secondo questi studi il pytirosporum ovalis non è la causa della forfora, ma una conseguenza. Si ritiene che sia soltanto un parassita molto a suo agio sulle teste che producono molta forfora, tanto da svilupparsi più facilmente proprio lì. L’eliminazione totale del fungo, attraverso una cura antibiotica, non riduce infatti la forfora.

Esplorando la struttura del cuoio capelluto delle persone che hanno la forfora si è visto che, nello stra­to intermedio, esistono piccole zone infiammate. E’ proprio in questi punti, non rilevabili sulla testa delle persone senza forfora, che, a quanto pare, si verifica un accresciuto ricambio di cellule. Fino a oggi, però, i ricercatori non sono  ancora riusciti a scoprire quale sia la causa di queste piccole infiammazioni.

Esistono alcune certezze: La forfora non ha nulla a che vedere con l’alimentazione. La forfora non fa assolutamente cadere i capelli. La forfora è probabilmente aggravata da stress, clima, cambi di stagione,  cicli ormonali e alcuni cosmetici per  capelli.

Le cure naturalmente variano a seconda della severità  del problema. Se la forfora è lieve, basta utilizzare uno shampoo specifico una o due volte alla settimana per 2-3 mesi. Se invece è media e accompagnata da prurito, allo shampoo bisogna aggiungere una soluzione a base di alcol e acido salicilico da applicare 2-4 volte al giorno per 20 giorni. Se desquamazione e prurito sono molto forti si usano, alternandoli, shampoo al catrame e shampoo al chetoconazolo. Inoltre, si possono fare applicazioni locali di cortisone, che devono essere comunque pre­scritte dal dermatologo.

La secchezza dei capelli

Raramente i capelli crescono “naturalmente” sec­chi, vale a dire che quasi mai la responsabilità è dovuta alla scarsa produzione di sebo da parte della ghiandola sebacea.

Quelli secchi sono capelli fragili, ruvidi al tatto, opachi, spezzati, inconsistenti. Osservandoli con uno speciale microscopio elettronico, che permette la visione tridimensionale a fortissimo ingrandimento, i fusti non appaiono più come cilindri perfetti, con tutte le cellule della cuticola disposte come le squame di un pesce: vedremo invece capelli alterati, con le tegole della cuticola frastagliate, distaccate e piccole fenditure longitudinali. Tutte queste anomalie si pos­sono dividere in 5 stadi:

1° stadio: le scaglie di cheratina che formano la cuticola hanno il margine frastagliato e alcune inizia­no a sollevarsi;

2° stadio: la maggior parte delle scaglie si distac­cano, lasciando intravedere la corteccia, cioè lo strato intermedio del capello;

3° stadio: la cuticola è praticamente inesistente e comincia a frantumarsi anche la corteccia;

4° stadio: il capello si spacca verticalmente in due tronconi che rimangono comunque attaccati;

5° stadio: le due parti del capello si sfrangiano ulteriormente. E’ il fenomeno delle doppie punte, noto agli esperti come tricoptilosi.

 

Ovviamente, non tutti i capelli sono allo stesso sta­dio. In genere, insieme ai capelli rovinati coesistono altri perfettamente normali. Questi danni comunque si traducono in una chioma priva di lucentezza, fragi­le, difficile da pettinare.

Secchezza? A volte manca il ferro

Ma qual è la causa dei capelli secchi? Alcuni ricer­catori sostengono che, all’origine di questo problema, ci sia una carenza di ferro nell’organismo. Per sco­prirlo basta fare l’esame del sangue e se l’analisi con­ferma una carenza di questo metallo basta fare una cura sotto controllo medico e integrare l’alimentazio­ne con cibi che ne contengano elevate quantità. La struttura del capello, però, potrebbe essere alte­rata anche da una carenza di cisteina, una delle com­ponenti principali della cheratina di cui è composto il capello. In questo caso il rimedio consiste in una cura a base di integratori che contengono cisteina. Anche le tinture, le permanenti troppo aggressive, le decolorazioni possono rovinare il fusto. Local­mente, per ridurre il problema, si possono applicare prodotti che contengono minerali e sostanze rico­prenti (come il dimeticone, un olio di silicone). Questi sono in grado di compattare le cellule che compongono gli strati del capello. Le chiome così risulteranno più soffici e lucenti. Tutto ciò serve come prevenzione. Nessun prodotto può riportare lo stelo alla sua integrità. Il rimedio migliore resta il taglio del capello.

La seborrea

Questo problema, diffusissimo soprattutto tra gli uomini, è dovuto all’eccessiva produzione di sebo, una miscela di sostanze grasse, la principale delle quali è lo squalene. Gli altri componenti, acidi grassi saturi e insaturi, cere, colesterolo e altri, sono prodot­ti di disfacimento delle cellule della ghiandola seba­cea, deputata appunto alla produzione del sebo. In genere il sebo ha un ph acido (3-4) e ha una consi­stenza semi fluida. Se però la temperatura si abbassa, si solidifica, mentre diventa liquido alle alte tempera­ture.

La principale funzione di questa sostanza è proteg­gere il fusto dei peli e dei capelli rendendoli lucidi ed elastici. Quando il sebo è eccessivo, la capigliatura assume un aspetto trasandato e, a volte, emana anche cattivo odore. Ma questi sono gli unici aspetti negativi dell’eccesso di sebo. E’ infatti sbagliato credere che il sèbo soffochi il bulbo provocando la caduta dei capel­li, proprio perché l’organo riproduttivo dei capelli non respira affatto, ma trae il suo nutrimento dall’in­terno. Meglio quindi non sgrassare a fondo le chiome con shampoo e lozioni particolarmente aggressive: il sebo deve essere soltanto tenuto sotto controllo per­ché può far peggiorare le condizioni generali del cuoio capelluto, provocare prurito e arrossamenti.

Attualmente, per il controllo del sebo sono in com­mercio sostanze in grado di ridurre questo fastidioso problema senza dover ricorrere, come si faceva un tempo, all’uso di prodotti a base di cortisone. Possono essere utili anche lozioni a base di alcol e acido sali­cilico.

 

Quando il grasso si modifica

Il problema dei capelli grassi si risolve lavando più spesso i capelli e soprattutto usando uno shampoo consigliato dallo specialista. Talvolta, però, la compo­sizione del sebo si modifica. In pratica, si invertono le proporzioni: anziché essere ricco di acidi grassi libe­ri, squalene e cere, aumenta la percentuale di cole- sterolo, trigliceridi e paraffine. Nasce così la dermati­te seborroica, un disturbo molto frequente che tende a diventare cronico. La quantità di sebo però non aumenta rispetto alla normalità. Questa secrezione comunque irrita il cuoio capelluto e provoca prurito.

Non è vero, però, che questa alterazione del sebo sia di per sé responsabile della caduta dei capelli. L’aspetto più spiacevole del disturbo è che il sebo alterato si raccoglie in ammassi che assomigliano a grosse scaglie, simili a quelle della forfora ma fino a 10 volte più grandi. Queste isole di grasso si localiz­zano soprattutto all’attaccatura dei capelli, ma talvol­ta interessano anche la zona delle sopracciglia, il dorso e le pieghe del naso.

Se la dermatite seborroica si localizza esclusiva­mente alla testa, si può controllare la formazione delle scaglie utilizzando shampoo a base di solfuro di selenio o di zinco piritione oppure al catrame.

Anche i neonati, nei primi tre mesi di vita, possono essere colpiti da questo disturbo, che nel caso specifi­co prende il nome di crosta lattea. Se le scaglie sono piccole e poco numerose, non danno problemi. Impacchi di olio per bambini e una buona pulizia locale risolvono il disturbo, ma anche in casi in cui il rossore e la crosta lattea siano molto estesi, le squa­me e le irritazioni non producono danni ai capelli. E’ comunque necessario rivolgersi al pediatra.

Trapianto dei capelli: chi, quando, dove e perché

Il trapianto capelli è l’ intervento chirurgico perfetto per chi vuole sconfiggere in modo definitivo la perdita di capelli raggiungendo un risultato il più possibile naturale e senza cicatrici. Parliamo di una operazione condotta con uno strumento tecnologico in grado di prelevare il follicolo con cura e senza lasciare cicatrici. L’ impianto delle unità follicolare Il nuovo posizionamento così raggiunto ha una più che buona percentuale di successo e viene utilizzato anche per rinfoltire le sopracciglia. E’ di un intervento adatto ad entrambi i sessi.

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Permanenti per i capelli

Le permanenti

Che cosa sono:

Derivati dello zolfo che, rea­gendo con la cheratina dei capelli, permettono di arricciarli; contengono additivi per favorire la pene­trazione, sali per mantenere le condizioni ottimali della reazione, profumi.

Perché si usano:

Per produrre un’azione destrutturante sul capello permettendo quindi di con­ferirgli una forma diversa.

Il parere del dermatologo:

Cambia­re la forma del capello vuol dire scomporlo e rico­struirlo. Il rischio è la rottura del fusto. Se però la tec­nica è eseguita correttamente e i capelli sono sani, il pericolo è minimo. L’importante è non sottoporsi troppo spesso a questo trattamento. Può provocare irritazioni e allergie.

Tinture per i capelli

Le tinture

Che cosa sono:

Sostanze che formano pig­menti colorati dopo aver reagito con l’ossigeno dell’aria o con un ossidante, per esempio l’acqua ossi­genata.

Perché si usano:

Per cambiare il colore dei capelli. A seconda del loro indice di penetrazione nella struttura del capello si distinguono in tinture permanenti, semipermanenti o riflessanti.

Il parere del dermatologo:

Non si può negare che si tratti di un atto aggressivo che coinvolge non solo il fusto, ma anche il cuoio capel­luto. Tant’è vero che allergie o irritazioni non sono rare. Oggi per fortuna esistono tinture per capelli der­matologicamente testate, non tossiche e che danno ottimi risultati estetici.

Solari per capelli

I solari

Che cosa sono:

Balsami o oli con particolari sostanze in grado di filtrare i raggi ultravioletti. Uno dei filtri più usati è il benzofenone.

Perché si usano:

Per proteggere le cellule del fusto dai raggi del sole che le disgrega e le scolo­ra. Svolgono anche un’azione protettiva su altri fattori ambientali: la temperatura, l’inquinamento e il vento.

Il parere del dermatologo:

A ecce­zione dello shampoo, quasi tutti i cosmetici per capel­li dovrebbero contenere un fattore di protezione sola­re. Nel periodo estivo l’uso di questi prodotti diventa quasi indispensabile.