Gel per capelli

I gel

 Che cosa sono:

Gelatine a base di sostanze sintetiche simili alle lacche, ma facilmente solubili in acqua.

Perché si usano:

Hanno la stessa funzione della lacca, cioè mantengono la pettinatura.

Il parere del dermatologo:

Rispetto alla lacca hanno il vantaggio di essere eliminabili con i lavaggi, naturalmente se non si eccede. Di solito non danneggiano il bulbo pilifero e neppure il cuoio capelluto. L’uso di questi prodotti non sembra pertan­to essere rischioso. D’altra parte, però, non esistono dati precisi sulla loro azione sensibilizzante, non si sa cioè se possano essere responsabili di allergie.

Lacca per i capelli

Le lacche

Che cosa sono:

Prodotti che, nebulizzati, formano una pellicola sui capelli in grado di farli aderire uno all’altro mantenendoli in piega.

Perché si usano:

Oltre che per mantenere la forma desiderata, la lacca rende i capelli più resisten­ti all’acqua e al vento.

Il parere del dermatologo:

Un uso adeguato e non eccessivo di questi prodotti non è rischioso per la salute del fusto, mentre, anche se rara­mente, si possono verificare effetti collaterali a carico del cuoio capelluto. L’aspetto più negativo è la loro eli­minazione. Neanche lo shampoo riesce a portarli via completamente, quindi possono rendere difficile petti­narsi e possono lasciare residui simili alla forfora.

Lozioni per i capelli

Le lozioni

Che cosa sono:

Soluzioni prive di oli, in genere si tratta di prodotti a base di acqua e alcol con principi attivi ed effetti diversi.

Perché si usano:

Per restituire ai capelli quanto è stato tolto dallo shampoo. Non solo rendono i capelli più pettinabili, ma forniscono sostanze bene­fiche alla pelle e al bulbo.

Il parere del dermatologo:

Una delle funzioni principali delle lozioni è ridurre il sebo, stimolare la circolazione dei vasi sanguigni capillari, captando sostanze utili ai capelli. Ra­ramente causano allergie.

Olio per i capelli

Gli oli

Che cosa sono:

Sostanze emollienti che hanno la capacità di ristrutturare il capello, di proteg­gerlo, di lubrificarlo donandogli al tempo stesso soffi­cità e volume.

Perché si usano:

Applicati sui capelli asciutti, hanno il compito di difendere il fusto dall’azione del sole, dell’acqua di mare, di quella ricca di cloro delle piscine, dell’umidità e dell’inqui­namento atmosferico.

Il parere del dermatologo:

Sono ottimi prodotti utilizzati sin dall’antichità. Possono essere applicati anche dopo lo shampoo in alternati­va al balsamo. Per un impacco, l’applicazione varia da alcuni minuti sino a una notte intera.

Balsamo per i capelli

I balsami

Che cosa sono:

Emulsioni o creme che ven­gono applicati dopo lo stampo, lasciati agire per qualche minuto e sciacquati successivamente. Si fis­sano alla cheratina e riducono la carica elettrica del capello. Contengono anche profumi, antibatterici, additivi che formano uno strato protettivo intorno al fusto.

Perché si usano:

Hanno il compito di ren­dere i capelli facilmente pettinabili, soffici e lucenti.

Il parere del dermatologo:

Anche se sono indicati particolarmente per i capelli secchi o danneggiati da permanenti o colorazioni, i balsami possono essere usati con qualsiasi tipo di capello e dopo ogni lavaggio.

Asciugare i capelli

MEGLIO L’ASCIUGAMANO E IL SOLE

Una delle domande più frequenti che vengono poste al dermatologo è se asciugare i capelli con il fon sia dannoso. Secondo gli esperti l’ideale è togliere l’eccesso di acqua con l’asciugamano dai capelli appena lavati, poi lasciarli esposti naturalmente all’aria finché l’umidità non è sparita del tutto. L’aria calda del fon, infatti, stressa i capelli. E’ evidente, però, che nelle stagioni più fredde o quando i capelli sono più lunghi il fon è praticamente indispensabile: va però utilizzato con attenzione. Innanzitutto, non deve mai essere acceso alla massima potenza: il calo­re eccessivo rovina i capelli. Poi, meglio tenere il boc­chettone alla distanza di almeno 15-20 centimetri dai capelli, evitando di insistere troppo a lungo su una sola zona.

Scegliere lo shampoo

Esistono alcuni criteri elementari cui attenersi. Se il cuoio capelluto è sano, basta sceglierne uno che sia delicato e il meno irritante possibile, che abbia una preparazione con ph (il grado di acidità) compreso tra 4 e 6, quindi leggermente acido. Dovrebbe essere il più naturale possibile senza conservanti e forti pro­fumi, non dovrebbe produrre troppa schiuma e non essere troppo sgrassante. Dovrebbe limitarsi a deter­gere la secrezione del sebo, lo sporco provocato dagli agenti atmosferici e lo strato di cellule morte. Uno shampoo simile è adatto a tutti: ai bambini, agli adulti, a chi ha i capelli secchi, a chi li ha grassi e ciò perché svolge un’importante azione detergente senza comportare rischi peri capelli.

 

Shampoo medicati

Alcuni shampoo specifici, delicati o leggermente forti sono consigliabili per le persone che presentano un’eccessiva produzione di sebo. Esistono molti pre­parati che assicurano questi requisiti e sono consi­gliati dal dermatologo o dal farmacista. Contra­riamente a quanto si pensa, questi prodotti hanno un costo contenuto rispetto a quelli che troviamo nei supermercati. Invece bisogna stare molto attenti a certi prodotti di nessuna qualità, cosmetologicamente e dermatologicamente scadenti, che hanno l’unico vantaggio di costare poco. Questi prodotti vanno usati solo raramente, per non rischiare possibili danni alla pelle, irritazioni  e fenomeni di sensibilizzazioni (come gli eczemi).

 

Come scegliere lo shampoo

In sintesi, uno shampoo di qualità dovrebbe avere le caratteristiche che seguono:

 

  1. Non contenere troppi tensioattivi, quindi fare poca schiuma, o detergenti aggressivi che sgrassano eccessivamente.
  2.  Essere neutro o leggermente acido. Ricordiamo che uno shampo con ph decisamente acido è utile in alcune dermatosi del cuoio capelluto. Sono assoluta­mente da evitare i preparati alcalini.
  3.  Essere composto da sostanze di buona qualità naturali o di sintesi. Non dimentichiamo che il natu­rale a tutti i costi non sempre è garanzia di sicurezza.
  4.  In caso di dubbio sul tipo di shampoo più adatto conviene farsi consigliare dal dermatologo o dal far­macista.
  5. Attenzione alle super miscele: cocktail di erbe, sostanze attive normalizzanti e così via.
  6. Meglio un’unica azione mirata é sicura che un miscuglio di tutto.
  7. Meglio fidarsi di ditte serie piuttosto che affidarsi a barattoli più o meno anonimi che garantiscono “miracoli”.
  8. Uno shampoo medicato di buona qualità guari­sce o corregge certi disturbi. Non farà mai ricrescere i capelli caduti.
  9. Lo shampoo-balsamo è utile per i capelli che sono particolarmente elettrici o difficili da pettinare.

 

Regole per usare bene lo shampoo

 

Per chi ha i capelli normali, tutt’al più un po’ secchi o grassi, il lavaggio può essere anche quotidiano usando però uno shampoo ultra delicato.

Si versa una quantità minima di prodotto nel palmo della mano e la si diluisce, sempre nel palmo, con un po’ d’acqua. Poi si applica sui capelli e si massaggia per un minuto circa. Va fatta una sola applicazione.

Il risciacquo è la fase più importante alla quale si dovrebbe dedicare almeno 3-5 minuti in modo da eli­minare completamente i tensioattivi presenti, danno­sissimi se lasciati seccare sui capelli.

Se nel corso della stessa giornata fosse necessario un secondo lavaggio, per esempio perché si è sudato molto, si deve utilizzare solo la metà della dose abi­tuale di prodotto, applicandola una sola volta, ma assai più velocemente. L’obbiettivo è dare allo sham­poo il tempo di detergere senza lasciarlo agire. Il risciacquo deve essere accurato.

Chi ha i capelli secchi o grassi con la forfora o con altri problemi deve invece alternare uno shampoo medicato con uno delicato, seguendo le stesse regole del caso precedente. La frequenza e i tempi di applicazione in questo caso sono indicate dal dermatologo.

La pulizia dei capelli

Sugli shampoo se ne sentono di tutti i colori. Di soli­to la contesa riguarda la frequenza del lavaggio: c’è chi se li lava tutti i giorni, chi una volta alla settimana, chi addirittura una volta al mese. E anche la scelta del prodotto da utilizzare è fonte di controversie. Innanzitutto, bisogna dire che non esiste una rego­la fissa che stabilisca il numero dei giorni che devono intercorrere tra un lavaggio e l’altro. I capelli vanno lavati seguendo il buon senso, quando cominciano a sporcarsi, quando tendono a diventare opachi, untuo­si, pesanti, quando ci si sente a disagio, significa che è arrivato il momento di uno shampoo.

Una cosa è certa: oggi possiamo affermare senza ombra di dubbio che le vecchie teorie secondo cui i capelli vanno lavati il meno possibile per non correre il rischio di accelerarne la caduta, non reggono più. Numerosi studi, anzi, provano che è vero proprio il contrario. Una recente ricerca condotta negli Stati Uniti ha dimostrato che la caduta dei capelli aumenta diminuendo la frequenza dei lavaggi; lo stesso studio ha accertato che lavando spesso i capelli non si verifi­ca assolutamente quel fenomeno di rimbalzo (detto effetto “rebound”) per cui a ogni lavaggio aumente­rebbe la secrezione di sebo. Ciò si verifica solo quan­do si utilizza con troppa frequenza uno shampoo eccessivamente forte e sgrassante. Con questi prodot­ti (sconsigliati pure dai dermatologi) c’è anche il rischio di incrinare l’equilibrio del cuoio capelluto fino a sconvolgere i cicli vitali dei bulbi in modo a volte irrimediabile.

Il colore dei capelli

E’ facile dire biondi, bruni, cantati o brizzolati. Il colore dei capelli è scritto nel nostro patri­monio genetico ed è dovuto alla diversa combina­zione di alcuni “coloranti” o, per meglio, dire, pigmenti, denominati melanine. Queste sostanze, le stesse che danno il colore alla nostra pelle e sono responsabili dell’abbronzatura, sorto caratteristi­che della razza cui si appartiene, ma dipendono anche dall’età e da fattori ereditari.

Letteralmente, melanina significa nero. In realtà questa denominazione si riferisce a una varietà di pigmenti non tutti neri: sfumature che vanno dal grigio al rosso, al marrone, al giallo.

L’intero arcobaleno dei colori tipici dei capelli deriva da due tipi di melanina. Quelle che danno ai capelli la bruna e castana scura, si chiamano melanine e sotto in gran parte nere. Poi ci sotto le feomelanine dai colori giallo e rosso, che datino capelli biondi, rossi e castano dorati a seconda della loro combinazione.

La melanina viene prodotta dai melanociti, e immagazzinata all’interno del bulbo, poi trasfe­rita nella corteccia del capello (lo strato interme­dio del fusto). Ma nel processo di colorazione del capello entrano in gioco anche gli ormoni. I melanociti infatti sono influenzati dall’ormone MSH, che è in grado di scurire i capelli chiari. E’ probabile che anche altri ormoni, che sorto in grado di modificare il colore della pelle (per esempio quelli femminili, gli estrogeni, che durante la gravidanza causano delle macchie giallo ambrate sul viso) possano avere qualche influenza sul colore dei capelli.

Con l’età, la funzione dei melanociti si riduce e i capelli imbiancano. L’incanutimento, infatti, dipende dalla perdita di melanina. L’età d’inizio di questo processo dipende prima di tutto dall’ereditarietà, ma possono essere importanti anche altri fattori. Lo stress, per esempio. In seguito a uno shock infatti i capelli possono cadere e ricrescere bianchi. In ogni caso, le stati­stiche dicono che a 50 anni la metà della popo­lazione ha almeno il 50 per cento dei capelli bianchi. L’incanutimento, però, può arrivare anche prima: chi lui avuto genitori precoce­mente incanutiti vedrà sbiancare le sue chiome altrettanto presto.

Esistono inoltre varie malattie che rendono i capelli bianchi anche ai giovani: le maggiori responsabili sono l’anemia perniciosa e i distur­bi della tiroide.

Ormoni e capelli

Molti ormoni hanno una notevole influenza sullo sviluppo e sulla crescita dei capelli. I peli del corpo sono uno dei caratteri sessuali secon­dari e hanno caratteristiche diverse nei due sessi. Anche i capelli sono rigidamente regolati dagli ormoni e in questo caso i più importanti sorto quelli prodotti dalla tiroide (una ghiandola che si trova alla base del collo), dall’apofisi (urta ghiandola che si trova nel cervello) e gli ormoni sessuali (testosterone) prodotti da testicoli e ovaie. L’insieme di questi ormoni, attraverso la circolazione del sangue, raggiunge il bulbo pilifero influenzan­done notevolmente l’attività riproduttiva.